Dott. Stefano Gaudio

Fisioterapista

Diastasi acromion claveare: la guida completa

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La maggior parte degli sportivi l’ha già vissuta, specialmente se si parla di uno sport da contatto.

Indice

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Definizione

Per diastasi acromion claveare si intende quella condizione a carico dell’articolazione acromion-claveare in cui si verifica la separazione della clavicola dall’acromion.


Può esserci quindi un allontanamento dei due capi ossei (clavicola e acromion, la parte più laterale e anteriore della scapola) in seguito alla lesione dei legamenti che stabilizzano l’articolazione.

L’articolazione acromioclavicolare è una diartrosi (ossia fornite di capsula e cartilagine articolare, e caratterizzata da una spiccata mobilità) con un disco fibrocartilagineo a forma di menisco che si pone tra le 2 estremità ossee. Sono stati osservati 2 tipi di disco; un disco completo (molto raro) e un disco meniscoide.

 Essa consente movimenti di scivolamento della clavicola e rotazione della scapola ed è frequentemente soggetta a traumi e lussazioni. 

L’articolazione acromioclavicolare è una diartrosi (ossia fornite di capsula e cartilagine articolare, e caratterizzata da una spiccata mobilità) con un disco fibrocartilagineo a forma di menisco che si pone tra le 2 estremità ossee. Sono stati osservati 2 tipi di disco; un disco completo (molto raro) e un disco meniscoide.

 Essa consente movimenti di scivolamento della clavicola e rotazione della scapola ed è frequentemente soggetta a traumi e lussazioni. 

L’articolazione acromioclavicolare è circondata da una capsula e rinforzata dai legamenti capsulari superiore/inferiore con i legamenti coracoclavicolari (trapezoide e conoide), anch’essi importanti strutture per la stabilità dell’articolazione.

Epidemiologia ed eziologia: la frequenza e le cause

Le lesioni dell’articolazione acromion claveare (AC) rappresentano circa il 10% delle lesioni acute del cingolo scapolare, e le diastasi dell’articolazione AC rappresentano il 40% delle lesioni del cingolo scapolare negli atleti.

Solitamente le lesioni si verificano cadendo su una mano o sul gomito esteso, a causa di traumi diretti alla spalla o forzando direttamente sulla spalla. 

 

Nella figura 2 sono illustrati i meccanismi di lesione più comuni:

  1. Trauma diretto a livello dell’articolazione AC
  2. Trauma indiretto. La forza che causa l’infortunio proviene da un trauma a livello del gomito o della mano. Ad esempio una caduta sul gomito può spingere l’omero prossimalmente causando la diastasi acromion claveare. In questo caso la forza è trasmessa soltanto ai legamenti acromion claveari e non ai legamenti coraco clavicolari.

 

Questo tipo di infortunio si verifica spesso in sport come hockey o rugby, ma meno frequentemente si vede anche in calcio, sci alpino, snowboard, ciclismo e in incidenti stradali.

Figura 2

Classificazione

Secondo Rockwood esistono diversi tipi di infortunio classificabili in 6 Gradi. Questa classificazione permette di definire l’opzione terapeutica più adatta.

 

Grado

Descrizione

Osservazione/Test

I

Lieve stiramento dei legamenti acromion claveari. I legamenti acromion claveari e coracoclavicolari rimangono intatti.

Non si nota nessuna instabilità di clavicola dai test da stress 

II

Lesione dei legamenti acromion-clavicolari mentre rimangono intatti i legamenti coraco-clavicolari.. Spesso descritta come sublussazione.

La clavicola risulta instabile ai test da stress diretto

III

Rottura di entrambi i legamenti acromion-clavicolari e coraco-clavicolari, causando una completa dislocazione dell’articolazione, ma senza una lesione importante della fascia trapezio/deltoidea.

Spesso è definita come lussazione.

Presenza di deformità. La clavicola appare elevata e l’acromion depresso. 

La clavicola è instabile in entrambi i piani verticale e orizzontale.

IV

La parte distale della clavicola si sposta posteriormente rispetto all’acromion. 

Presenza di deformità posteriore

V

I legamenti e le inserzioni muscolari sono completamente lesionati e la clavicola e l’acromion sono ampiamente separati. Questa dislocazione è simile a quella di tipo III ma più severa e, a differenza di quest’ultima, l’articolazione non è riducibile.

Elevazione pseudo laterale della clavicola,spostamento verso il basso della scapola. 

VI

Sublussazione e spostamento della parte distale della clavicola sotto il processo coracoideo

Trauma raro e severo, spesso associato ad altri infortuni importanti.

Sintomatologia

  1. Dolore alla spalla e nell’area interessata
  2. Astenia, perdita di forza
  3. Tumefazione, gonfiore dell’area di riferimento
  4. Limitazioni di movimento
  5. Asimmetria dell’articolazione AC rispetto al controlaterale 
  6. Dolore e fastidio alla pressione sull’articolazione AC.

Tra le più comuni complicanze della diastasi AC troviamo lo sviluppo di artrosi e l’instabilità cronica di spalla.

Comunque non si può affermare che chiunque abbia avuto un episodio di diastasi o lussazione dell’articolazione acromion claveare andrà incontro a queste complicanze.

Test di valutazione

Esistono diversi test clinici per valutare la diastasi. Tra i più importanti troviamo:

A)Scarf Test

    • Sollevare il gomito portandolo verso l’interno
    • Poggiare la mano sul collo come in figura 
    • Dalla posizione di partenza eseguire dei movimenti in alto e in basso con il gomito.

B)Test Adduzione di spalla

  • Stendere il braccio da valutare
  • Portalo al lato opposto con il gomito esteso

I test risultano positivi se si avverte dolore nell’esecuzione delle manovre

Trattamento

Il trattamento può essere chirurgico o conservativo.

Il trattamento chirurgico viene solitamente consigliato ai giovani o nelle lesioni di grado IV, V o VI, oppure nei gradi III che non rispondono bene al trattamento conservativo. 

 

Per gli infortuni di tipo I e II è quasi sempre consigliato il trattamento conservativo, che prevede un periodo di immobilizzazione con tutore(da 1 a 3 settimane), applicazione di impacchi di ghiaccio, riposo, compressione, elevazione dell’arto e protezione dell’arto (Protocollo POLICE).

Anche il trattamento farmacologico è molto utile in questa fase, in quanto permette la riduzione della sintomatologia algica(dolore) e infiammatoria, riducendo quindi i tempi di recupero.

Il ritorno alle normali attività è normalmente di circa 2-4 settimane per un infortunio di tipo I, 4-6 settimane per un tipo II e 6-12 settimane per un tipo III. Per i pazienti i cui sintomi non migliorano all’interno di questo periodo, possono essere indicate iniezioni intra-articolari di farmaci corticosteroidei.



La FISIOTERAPIA si occupa di impostare un programma riabilitativo personalizzato volto a:

  • Recuperare il ROM, ossia l’ampiezza articolare in tutti i suoi movimenti
  • Aumentare la forza muscolare
  • Ridurre al minimo il dolore e l’infiammazione
  • Migliorare la stabilità e la propriocezione
  • Ritornare alle normali attività di vita quotidiana
  • Ritornare al normale svolgimento delle attività sportive, in ambito sportivo





Riferimenti

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  • Saccomanno MF. Acromioclavicular joint instability: anatomy, biomechanics and evaluation. Joints 2014; 2(2): 87–92.
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  • Salter EG, Jr, Nasca RJ, Shelley BS. Anatomical observations on the acromioclavicular joint in supporting ligaments. Am J Sports Med 1987;15(3):199-206.
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  • Johansen JA, Grutter PW, McFarland EG, Petersen SA. Acromioclavicular joint injuries: indications for treatment and treatment options. J Shoulder Elbow Surg 2011;20:70-82.
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  • Hootman JM. Acromioclavicular Dislocation: Conservative or Surgical Therapy. Athl Train. 2004; 39(1):10–11.

 

Dott. Stefano Gaudio
Dott. Stefano Gaudio

Ciao!
Sono il Dott. Stefano Gaudio e sono un Fisioterapista.
La riabilitazione è sempre stata una mia passione, fin da quando ero un atleta e mi ha portato a studiare non solo in Italia ma anche negli USA.
Oggi aiuto ogni settimana decine di persone a Roma e online, a risolvere i loro problemi legati al dolore fisico e alla riabilitazione